VERSO
IL VUOTO
(Un percorso filosofico, naturalistico e scientifico
verso l’ente più importante e sconosciuto
dell’Universo)
- Sezione 1 -
Nel
secondo secolo dopo Cristo, l’alessandrino
Claudio Tolomeo, riportando nella scienza la
superbia del mondo greco, formulò il
modello geocentrico, perfezionando quello geostatico
di Eudosso e di Aristotele, che poneva la Terra
e quindi l’uomo al centro del Cosmo, un
Universo messo magistralmente in versi da Dante
nel 1300. Nel primo decennio del 16° secolo,
lo slesiano Claudio Copemico scoprì che
la Terra girava intorno al Sole e propose il
sistema eliocentrico. Più tardi, ci si
accorse che il sistema solare era uno, dei cento
miliardi di sistemi che compongono la nostra
Galassia e che era sito ai margini di questa.
Proviamo ad eseguire qualche calcolo per proporzionare
addirittura l’universo, partendo da due
dati noti: il volume totale di tutti gli oceani
uguale a 1370 km3 (1030cm) e la densità
dell’Universo (10-29 gm/cm3), da cui deduce
che una goccia d’acqua di un grammo si
trova immersa, nell’universo, in uno spazio
vuoto il cui volume è pari a circa quello
di tutti gli oceani.
In base al principio cosmologico di Einstein,
che prevede la costanza media della densità
nell’universo, la precedente comparazione
indicherebbe che il nostro universo si troverebbe
immerso in uno spazio vuoto, la cui dimensione
sta a quella dell’universo stesso, come
la nostra goccia d’acqua sta al volume
di tutti gli oceani. Al di fuori ditale spazio
vi sarebbero, quindi infiniti altri universi.
Tutto ciò senza tener conto degli spazi
vuoti intra-atomici, che lo ridurrebbero alle
dimensioni iniziali del buco nero primordiale:
un punto definito, da Euclide una “entità
che non è” .
Fino a pochi decenni fa, il determinismo affermava
che l’uomo conosceva tutto e che la tecnologia
poteva fornire ogni cosa, mentre oggi si ritiene
che l’uomo sia addirittura l’artefice
della incombente catastrofe climatica.
Da alcuni decenni, la ricerca si trova di fronte
ai fenomeni ed ai sistemi naturali, quasi tutti
complessi e caotici, ad evoluzione essenzialmente
catastrofica, per cui non è possibile
conoscerne la genesi e prevederne l’evoluzione,
mentre si è inequivocabilmente dimostrato
che le attuali vicende climatiche fanno parte
della evoluzione naturale (cfr. section 3 n,
4).
Recentemente, si è poi scoperto che quello
che conosciamo rappresenta meno del 5% della
materia e dell’energia dell universo,
per cui più del 95% è detta materia
ed energia oscura (section 3 n, 12).
I
fenomeni naturali
I
fenomeni naturali sono le espressioni fisiologiche
dell’evoluzione dei sistemi dinamici della
Natura, bene rappresentata dall’orbita
che la descrive (Palumbo map, Il Vesuvio, section
3. n.….). La loro investigazione è
facilitata dalla conoscenza dei principi generali
che governano i sistemi stessi e delle proprietà
che essi manifestano.
Per questo motivo, se ne riportano alcuni fra
i più importanti e li si riguardano alla
luce del pensiero scientifico e di quello filosofico,
mostrando che essi forniscono la stessa interpretazione.
Si enfatizza l’importanza dei piccoli
eventi nell’evoluzione dei sistemi, il
cui studio consente, fra l’altro, la previsione
di quelli catastrofici, mostrata dai lavori
elencati.
Si sottolinea l’importanza della ricerca
di quanto racchiuso all’interno di entità
di dimensioni infinitesimali, fino a quella
del vuoto, ricerca questa che ha consentito
risultati fra i quali la spiegazione dell’energia
e della materia oscura (cfr. section 3 n, 12).
Si osserva la semplicità del Creato e
delle sue manifestazioni, mimando la quale,
si è riusciti a formulare un nuovo modello
interpretativo della realtà, estesa ai
domini dell’inerte, del vivente e del
pensante (cfr. section 3 n, 10)..
Si ricorda che Pitagora aveva intuito che l’Universo
è scritto in termini numerici e musicali.
Con questa chiave di lettura, è stato
proposto un modello molto più semplice
e più immediatamente comprensibile rispetto
a quello della Relatività generale, non
in contrasto con quello della meccanica quantistica
e con le osservazioni del satellite Wmap. In
questo modello si dimostra anche la concretezza
delle idee iperuranee di Platone e si spiega
in termini scientifici il linguaggio poetico
della natura dell’arte e della storia
(cfr. section 3 n, 13).
Si ravvisa un disegno teologico all’interno
stesso dei sistemi, evidenziato dall’equilibrio
che regola le forze costruttive e quelle distruttive,
a partire da quello fra forza attrattiva ed
inflazionarla che governa l’Universo a
quella, a scala locale, fra le onde costruttive
e distruttive dei litorali, a quelle che regolano
la vita di ciascun individuo.
L’universo, nella sua evoluzione, ha creato
sistemi sempre più complessi e nello
stesso tempo sempre più delicati. Basti
pensare che molti elementi del reame dell’inerte
vivono tranquillamente sia nelle fornaci nucleari
stellari, sia nelle ghiacciaia cosmica; al contrario
della vita che può esistere soltanto
in un ristretto intervallo eurotermico.
Questi principi sono ancora più evidenti
nel corpo umano, più vicino a noi, il
quale è dotato di due sistemi di autodifesa
e di autoregolazione, quello nervoso e quello
immunitario. L’equilibrio che regola il
reame del pensante è ancora più
delicato e le forze che in esso agiscono sono
ancora più deboli. Le facoltà
spirituali dell’uomo sono infatti generate
da interazioni elettromagnetiche connesse ai
campi e.m. determinati dagli spostamenti degli
ioni negli spazi prersinaptici ed hanno frequenze
appena dell’ordine degli Hz.
Quanto precede inviterebbe alla prudenza quando
si tenta di intervenire dall’esterno con
farmaci sul sistema uomo, prudenza che consiglierebbe
di ricercare terapie fisiche, basate su debolissime
interazioni elettriche e magnetiche, in sinergia
con quelle, essenzialmente chimiche, finora
praticate (cfr. section 3 n, 14).
Alcuni
principi generali nei sistemi naturali
Il primo principio generale, che interessa tutti
i fenomeni naturali, è rappresentato
dal teorema di Carnot (secondo principio della
termodinamica) in base al quale, l’efficienza
di una macchina dipende dalla differenza di
temperatura tra la sorgente ed il pozzo di energia:
da esso si spiegherebbe perché tutti
i sistemi naturali sono nati dal disequilibrio.
Gli effetti del disequilibrio sono espressi,
in fisica, dal concetto di gradiente: differenza
di potenziale, (o di altro), tra due punti,
posti a distanza unitaria. Il che significa
che l’energia implicitamente espressa
dal gradiente sarà tanto maggiore, quanto
maggiore è tale differenza e quanto minore
è la distanza. L’enorme differenza,
tra il potenziale energetico contenuto nel puntino
infinitesimale, da cui nacque il Big Bang, ed
il nulla esistente, a distanza infinitesima
da esso, diede vita all’Universo inerte.
Analogamente l’enorme differenza termica
fra la ghiacciaia interstellare, dove nacquero
anche le comete, e la fornace nel cuore della
nebulosa solare, avrebbero consentito, secondo
alcune ipotesi, il trasporto del materiale organico
dallo spazio sulla Terra per inseminarvi la
vita. Lo stesso vale per l’enorme differenza
tra la natura dell’onda elettromagnetica,
e la molecola complessa da essa investita (distanza
quasi zero), da cui nacque, circa quattro miliardi
di anni fa, la cellula vivente.
L’infinita differenza tra il soffio del
Creatore, e le cellule del cuore dell’uomo,
investite da questo soffio, ha inseminato, nell’Uomo
pensante, l’ansia di Lui, della Conoscenza
e delle Virtù, che alimentano la Contemplazione,
la Scienza e l’Arte.
Il
secondo principio deriva dall’osservazione,
in ogni sistema naturale, di un programma, che
gli consente la possibilità di sopravvivere
e di procrearne altri, generalmente più
perfetti. Queste due istruzioni fondamentali,
contenute nel programma, conferiscono al sistema
la tendenza, (i) nell’immediato, al superamento
della morte, adoperandosi per la propria conservazione,
e, (ii) nel futuro, assicurandosi una discendenza.
La sopravvivenza è ottenuta e garantita
mediante l’adattamento con l’ambiente
circostante. Questo si realizza attraverso l’interazione
con gli altri sistemi, ad esso interconnessi,
consistente nello scambio di informazioni e
di sollecitazioni. Ad ogni sollecitazione, il
sistema reagisce poi in maniera elastica, con
oscillazioni, generalmente smorzate.
Nell’espressione matematica di quest’ultima,
la funzione periodica è modificata da
un fattore esponenziale. Se il suo esponente
è negativo, come nel caso di vibrazioni
smorzate per effetti dissipativi, allora le
oscillazioni si attenuano più o meno
rapidamente. Se l’esponente è positivo,
allora il moto periodico è sopraffatto;
in questo caso il sistema è instabile
e quindi non è controllabile.
Esistono due limiti oltre i quali il sistema
non è più capace che riportarsi
nelle condizioni di equilibrio: il primo, è
costituito dall’intensità; il secondo,
dal numero e dalla frequenza delle sollecitazioni
esterne. Tutto questo è facilmente identificabile
nell’orbita che descrive l’evoluzione
di un sistema dinamico (Palumbo map section
3. n.3) cui grafico è costituito da tre
tratti consecutivi, esprimenti le condizioni
di stabilità, di instabilità (o
criticità), e di degenerazione.
La vitalità di un sistema è funzione
della capacità di interagire con gli
altri sistemi. Questa dipende, non soltanto
dalla facoltà di un singolo sistema di
interscambio, ma anche di quella degli altri
sistemi con i quali esso è in contatto.
Segue che la vitalità, il benessere e
la sopravvivenza di un sistema dipendono anche
da quelli dei sistemi da esso dipendenti o coordinati
con esso.
Un esempio è fornito dalla salute di
una persona che dipende da quella di ciascun
organo del suo corpo, che, col proprio benessere
contribuisce al benessere di tutta la persona.
Lo stesso vale per l’efficienza di una
società che dipende da quella di ciascun
componente, e così via.
La riproduzione è una manifestazione
riscontrabile in tutti i sistemi naturali, dalle
Galassie alle cellule.
Il
terzo principio indica che ogni sistema contiene
in sé, non soltanto i meccanismi di controllo,
ma anche quelli della propria autodistruzione.
In Natura, tale degenerazione, è seguita
dalla comparsa catastrofica di un altro sistema,
generalmente più perfetto del primo.
I sistemi naturali mostrerebbero che, fra gli
obiettivi primari della Natura, vi sarebbe quello
di distruggere quanto aveva prima creato. Si
spiegherebbe così perché l’ordine
statico conduce l’Universo inerte verso
l’equilibrio della morte termica, perché
la cellula vivente, lontana dalla luce, o dai
suoi effetti, muore, perchè l’anima
dell’Uomo, lontana dall’esercizio
della contemplazione e della preghiera, perisce,
mentre quella del ricercatore, distratto da
altri interessi, si inaridisce, quella dell’artista,
disabituato a sognare, a meravigliarsi ed a
stupirsi, perde la sua creatività.
Ad una lettura attenta i precedenti principi
non sono disgiunti, ma fanno parte di un unico
disegno generale. Secondo il primo principio,
vi sarebbe efficienza, cioè vitalità
in un sistema, se in esso fosse presente la
disuguaglianza, cioè il disequilibrio:
un apparente disordine che, garantendo vivacità
al sistema, non solo lo preserverebbe dalla
morte, ma gli consentirebbe di procrearne altri.
L’esigenza di liberarsi della prima creazione,
per far spazio alla creatura successiva più
evoluta, espressa dal terzo principio, appare
insito nel primo principio. Infatti, in base
ad esso, un sistema tende a liberarsi dei suoi
componenti più deboli o meno efficienti,
che ne ostacolano la crescita.
Il terzo principio sostiene che la Natura si
disporrebbe contro la sua stessa creatura, ponendo
in essere, in seno ad essa, dei meccanismi volti
alla sua soppressione, primo fra tutti, il livellamento
del disequilibrio termico, che poi conduce proprio
alla morte dell’equilibrio termico.
Gli INPUTS della distruzione, contenuti nel
programma stesso dell’evoluzione dei sistemi,
rientrano nel progetto più generale di
sviluppo della Natura, mirante a creare, dai
sistemi stessi, altri più perfetti, tendenti,
secondo Platone, ai modelli ideali dell’Iperuraneo.
Ciò corrisponde a quanto affermavano,
il Nazareno “Se il seme muore produce
la vita”, e lo scrittore inglese, Matthew
Arnold (1822-1888), appartenente alla stessa
corrente riformatrice del pensiero scientifico
dei suoi contemporanei: Lyell (geologo) e Darwin
(naturalista), secondo il quale “ ciascuno
ha in sé il germe della propria distruzione”.
Il
quarto principio generale si può osservare
nella ripetizione, nei vari sistemi naturali,
di un analogo modello di sviluppo fisiologico
evolutivo. Ciò consente di studiare un
fenomeno più complesso in maniera analogica,
confrontandolo cioè, con l’evoluzione
di un sistema più semplice e più
noto.
Il
quinto principio è stato osservato in
molti sistemi naturali (Palumbo 1997, a, b,
c), diversi tra loro, i quali evolvono mantenendo
costante la potenza media, vale a dire che,
in media, il rapporto tra l’energia spesa
da un sistema, in un certo tempo e l’intervallo
di tempo stesso, rimane costante.
Il
sesto principio è riscontrabile nella
complessità e caoticità, che caratterizzano
la quasi totalità dei sistemi naturali,
i quali seguono lunghe evoluzioni cicliche (immanenza),
intervallati da brevi, improvvise e radicali
trasformazioni catastrofiche, che ne governano
lo sviluppo (storicità).
Complessità e caoticità implicano
poi l’elevata sensibilità dei sistemi
alle condizioni iniziali. In questi sistemi,
prossimi allo stato critico, una perturbazione,
anche se lievissima, è in grado di farli
degenerare catastroficamente.
Il
settimo principio è riscontrabile nella
fase finale della vita dei sistemi naturali
i quali, per la quasi totalità, spendono
freneticamente le loro risorse terminali (il
canto del cigno). Esempi sono forniti dalle
esplosioni delle supernove, dalle onde gravitazionali
emesse dalle stelle neutroniche, dalle eruzioni
terminali dei vulcani, dai sussulti degli animali
morenti. La fine del sistema, in questi casi,
può ricondursi all’analogo comportamento
nella deformazione elastica dei corpi reali;
per esempio, un filo elastico, sottoposto a
ripetute sollecitazioni, può manifestare
una stanchezza, che giunge fino alla sua rottura.
Proprietà
dei sistemi naturali
I
sistemi naturali, in generale, sono
(i) retti da numerosi parametri stabili, identificabili
nei meccanismi interni di controllo, che adeguano
il sistema alle sollecitazioni esterne in maniera
generalmente ciclica (immanente). Talora, però,
i parametri stabili vengono sopraffatti da pochi
parametri instabili, che portano il sistema
a mutamenti radicali, fino alla distruzione;
(ii) caratterizzati da un’autosimilarità
spaziale e temporale (tendenza a riassumere
la stessa forma ed a ripetere la medesima evoluzione
temporale), che spiegherebbe l’osservata
ripetitività delle forme e l’analogia
nell’evoluzione fisiologica tra i diversi
sistemi naturali;
(iii) governati dalle sollecitazioni esterne,
indispensabili all’evoluzione dei sistemi
che, senza di queste, tenderebbero all’equilibrio
della morte termica. Le piccole perturbazioni
garantiscono la sopravvivenza e l’adattamento,
spesso autonomo, del sistema a condizioni sempre
più rispondenti a quelle imposte dall’ambiente
in cui è inserito. Le grosse perturbazioni,
causando la scomparsa di alcuni sistemi, consentono
la comparsa di altri più aperti. La storia
della Natura ha, infatti, dimostrato che questi
ultimi sono più progrediti dei precedenti,
in quanto il loro maggior numero di gradi di
libertà, ne consente un’evoluzione
più diversificata e più rapida,
attraverso la più efficace e veloce interazione
con l’ambiente esterno;
(iv) designati dall’impredicibilità
della loro evoluzione, strettamente connessa
e dipendente dalle condizioni iniziali (caoticità)
e dalla risposta non lineare (complessità)
all’azione delle perturbazioni esterne;
(v) governati dalla ripetitività della
evoluzione ciclica. In realtà, gli avvenimenti
salienti, sempre imprevedibili, sono causati
da perturbazioni inattese di eventi esterni,
di per sé insignificanti, ma in grado
di decidere la sorte dei sistemi;
(vi) diversi da come sono presentati in genere
dalla Scienza. Spesso, la via seguita dalla
Scienza è più complicata di quella
molto più semplice percorsa dalla Natura.
Dal punto di vista scientifico, per esempio,
in base alla definizione di complessità,
il tempo di esecuzione di un programma di calcolo,
per la simulazione dell’evoluzione di
un sistema naturale, composto da appena 100
elementi, anche con l’impiego di calcolatori
della massima velocità immaginabile,
sarebbe dieci miliardi di volte più lungo
della vita dell’Universo. Per sua fortuna,
invece, la Natura non ha seguito la logica dell’uomo
e provvede realisticamente all’evoluzione
dei suoi sistemi, a modo suo.
(vii) quasi tutti impredicibili in quanto, anche
se organizzati od autoorganizzati, mostrano
un’evoluzione dipendente dalle fluttuazioni
e dai tempi, ignoti ed imprevedibili, della
loro permanenza in diverse condizioni di equilibrio.
Anche con l’uso di calcolatori potenti,
la modellazione del fenomenico è spesso
impossibile. A volte, anche l’approssimazione
alla cifra intera di un decimale può
determinare un’evoluzione imprevedibile
dell’orbita del sistema, e causare ciò
che viene definita una catastrofe matematica.
Una possibile lettura
unitaria dei metodi scientifici e filosofici
I predetti principi potrebbero condurre, in
intesi, al seguente ragionamento, che è
poi lo stesso di quello, espresso più
astrattamente, e con diverso linguaggio da Hegel
(Futuro Prossimo).
a)
Tutti i sistemi naturali si presentano in maniera
dipolare (quarto principio).
La differenza (energetica) tra i due poli rappresenta
il dislivello di potenziale, e quindi l’energia
potenziale del sistema bipolare, che può
trasformarsi concretamente in energia cinetica
(primo principio).
Il rapporto tra tale differenza e la distanza
che li separa, viene detto gradiente del potenziale.
L’intensità dell’energia
(cinetica) generata dal gradiente è direttamente
proporzionale ad esso.
Chiunque può, per esempio, sperimentare,
con l’ausilio della carte del tempo, che
l’intensità del vento è
proporzionale al gradiente barico orizzontale.
Un’altra esperienza può condursi,
avvicinando gli estremi di due conduttori elettrici
aventi una forte differenza di potenziale. Si
noterà che, allorquando il campo elettrico
tra le due espansioni polari è diventato
critico (sesto principio), basterà un
lievissimo ulteriore avvicinamento micrometrico
per far scattare un’intensa scintilla
(settimo principio), ed azzerare la differenza
di potenziale e quindi la vita del nostro piccolo
sistema bipolare. Questo si verifica, in modi
diversi, in tutti i sistemi naturali la cui
entropia (potenziale termodinamico) cresce,
fino a condurre il sistema alla morte entropica
(terzo principio).
b)
In Natura nulla si crea e niente si distrugge,
ma tutto si trasforma, (secondo principio).
Quantitativamente, quindi, l’energia cinetica
è uguale a quella potenziale. Ciò
è tradotto dal principio della conservazione
dell’energia, in fisica, e da quelli della
conservazione dell’individuo e della specie,
in biologia. Le trasformazioni, nei diversi
sistemi naturali, si verificano, in maniera
analoga (quarto principio) sia ciclicamente
(immanenza), sia catastroficamente (storicità),
ma avvengono in modo che, in media, si conservi
la potenza media (quinto principio).
La Scienza deve essere grata alla Filosofia
per aver indicato ed enfatizzato il metodo deduttivo.
Agli inizi del 19° secolo, non si conoscevano
i sistemi naturali, le loro proprietà
generali ed i principi universali che li governavano,
per cui la visione universale del fenomenico
poteva essere colta soltanto dalla genialità
di pensatori del livello di Hegel.
Oggi, questa tendenza verso l’unificazione
delle forze e delle leggi fondamentali dell’Universo
è perseguita dalla fisica moderna, essenzialmente
mediante l’investigazione delle particelle
elementari. Qui si cerca invece di dimostrare
che l’investigazione dei principi e delle
proprietà generali dei sistemi naturali,
conduce allo stesso traguardo.
In questo modo, il panteismo di Spinoza, lo
storicismo di Vico, l’idealismo di Hegel,
il vitalismo di Darwin e di Lovelock, la tensione
dell’Arte e delle Religioni troverebbero,
nel pensiero scientifico, conferme ed espressioni
più rigorose e determinate.
Il riferimento ai principi ed alle proprietà
generali elencati prima, riscontrati in molti
sistemi naturali, e l’analogia evolutiva
universale da essi evidenziati, esprimenti livelli
(di riferimento), di generalità un po’
più elevata, rispetto a quelli delle
leggi scientifiche, utilizzate in via deduttiva
dalla ricerca, aiuterebbero ad avvicinare Filosofia
e Scienza, ma soprattutto, come mostrato nel
libro “Futuro prossimo”, riescono
a far luce su molti fenomeni di notevole interesse
attuale per l’umanità, inspiegati
dalla Scienza.
L’importanza
dei piccoli eventi
I latini ci hanno tramandato il proverbio “gutta
cavat lapidem”. Agli inizi del 600 a.C.,
l’ateniese Solone aveva enunciato il principio
della “parva favilla gran fiamma seconda”
e, attualmente, la congregazione per la canonizzazione
dei Santi ricerca la personalità dei
candidati nel loro “terribile quotidiano”,
ossia nei piccoli ed insignificanti comportamenti
della loro esistenza.
La scienza, con la scoperta dei principi e le
proprietà fondamentali dei sistemi naturali
auto-organizzati, riportati prima, ribadisce
la funzione essenziale delle interazioni dei
sistemi con le deboli perturbazioni esterne.
L’orbita che descrive l’evoluzione
dei sistemi naturali (cfr. section 3 n. 3) può
suddividersi in un primo tratto, (stabilità)
caratterizzato da un andamento lievemente crescente
e quasi lineare, seguito da un secondo tratto
(tendenza all’instabilità) nel
quale l’andamento s’incurva (diviene
accelerato), e da un terzo tratto (criticità),
con pendenza crescente che termina nel punto
critico della instabilità, oltre il quale
il sistema degenera.
La reazione dei sistemi alla sollecitazione
di deboli perturbazioni esterne fornisce, pertanto,
utili informazioni sulle condizioni di stabilità
o di instabilità del sistema. Se la sua
reazione fosse quasi nulla, vorrà dire
che il sistema è prossimo all’equilibrio
della morte termica (l’origine degli assi
della Palumbo map), al contrario, se fosse molto
intensa, significherà che esso è
prossimo al punto critico di coordinate (1-c,
1-c).
L’importanza
delle entità di dimensioni estremamente
esigue.
Un
buco nero è piccolo come un punto, che,
come già ricordato, nella definizione
euclidea è detto “ciò che
non è”. La dimensione di un atomo
di metallo è dell’ordine del miliardesimo
di decimetro, quella di una cellula è
dell’ordine del micron. Eppure, in queste
dimensioni sono raccolte le maggiori energie,
i pregi e le meraviglie inimmaginabili.
L’energia che diede vita al Big Bang è
l’equivalente di quella rappresentata
da 1 seguito da 75 zeri di centrali nucleari,
L’energia di un buco nero è tale
da creare le stelle. Abbiamo un’idea dell’energia
della fissione e, forse della fusione nucleare,
ma quella repulsiva che lega i quark in seno
al protone è enormemente maggiore. La
biologia sta scoprendo nelle microdimensioni
subcellulari i mattoni fondamentali della vita:
il prodigio dell’Universo e la Bellezza
del Creato.
Negli invisibili domini di coerenza dell’acqua
viaggiano le oscillazioni quantistiche che informano
i reami dell’inerte, del vivente e del
pensante; negli spazi presinaptici che separano
un neurone da un altro viaggiano gli ioni Ca++
(la cui massa è pari a 100 miliardesimi
di miliardesimi di miliardesimo di kg) che mettono
in moto il meccanismo che collega il cervello
con tutti gli organi dell’organismo e
creano un campo elettromagnetico in grado di
produrre perfino le facoltà spirituali
dell’uomo, dalla memoria, all’apprendimento,
ai sentimenti, alla felicità. Tutto il
reame del vivente è poi regolato dall’interazione
elettromagnetica, le cui onde hanno una lunghezza
inferiore al milionesimo di metro.
Questo è ciò che la scienza ha
scoperto, ma oltre quest’orizzonte, esiste
un infinito concreto e senza dimensioni del
tutto sconosciuto: il vuoto, un’entità
che si lascia attraversare dalle onde elettromagnetiche,
che fornisce l’energia all’universo
e nella quale la scienza ha scoperto le stesse
proprietà della materia, compresa quella
di creare le particelle.
Nel vuoto, questa entità che costituisce
tutto il nostro universo, il quale ha una densità
appena uguale ad un centesimo di miliardesimo
di miliardesimo di miliardesimo rispetto all’acqua,
e che è ancora più bassa, se consideriamo
gli spazi vuoti intra-atomici, c’è
infinitamente di più di quanto si conosce.
Queste considerazioni hanno aiutato a spiegare
la materia e l’energia oscura (cfr. section
3 n. 12).
La semplicità
del Creato
La storia del pensiero scientifico e filosofico
ha insegnato che le complicazioni intraviste
dall’uomo nel fenomenico si dissolvevano,
se esso veniva investigato in maniera semplice
ed elementare. Alla fine del 400 a.C., Democrito
aveva intuito la costituzione atomica della
materia, precorrendo di 24 secoli la fisica
nucleare. Quasi contemporaneamente, Pitagora
aveva compreso, invece, l’universalità
del numero e principalmente la costituzione
musicale dell’universo, precorrendo la
teoria delle stringhe, che fa nascere le stringhe
fermioniche (le particelle) da quelle bosoniche
(le interazioni), legate da una precisa relazione
(The theory of string).
Più tardi, Galileo Galilei si serviva
di un sasso sospeso ad una cordicella per eseguire
quei semplici esperimenti, che condussero alla
scoperta dell’interazione gravitazionale
ed alla rivoluzione del pensiero scientifico
Questo seguì di circa un secolo e mezzo
la rivoluzione copernicana in astronomia, perfezionata
poi dal tedesco Johannes Kepler, contemporaneo
di Galileo, e quella geografica dei grandi navigatori.
Dopo meno di un secolo, Isacco Newton, sempre
ricorrendo ad esperimenti e ragionamenti semplici,
perfezionerà ancor più la rivoluzione
galileiana e quella copernicana.
Agli inizi del 19° secolo, il tedesco Joseph
Louis Proust scopre la legge delle proporzioni
definite, ossia la semplicità della natura,
mentre il suo contemporaneo Amedeo Avogadro
di Quaregna scopre che volumi di gas diversi,
nelle stesse condizioni di pressione e di temperatura,
contengono lo stesso numero di molecole, dando
inizio alla rivoluzione in chimica.
Nel 1859, Charles Robert Darwin pubblica a Londra
il suo libro sull’origine delle specie
dando inizio alla rivoluzione in biologia. Agli
inizi del 20° secolo, Max Planck, rifacendosi
a Democrito, scopre la discontinuità
dell’energia, e, successivamente Albert
Einstein, partendo dalla cinematica, cioè
dal primo capitolo della fisica, esegue dei
semplici esperimenti di pensiero, mediante i
quali segue la velocità di un passeggero
che si sposta in un vagone di un treno in moto
e propone la teoria della relatività,
dando così vita ad una nuova rivoluzione
in fisica.
Quasi parallelamente la filosofia, con l’idealismo
tedesco prima e l’esistenzialismo dopo,
rivoluzionano il pensiero cartesiano ed empiristico,
mentre quasi contemporaneamente, negli Stati
Uniti, in Francia e successivamente in Russia
si verificano le rivoluzioni cruente che cambieranno
la vita politica e sociale dei popoli.
Che cos’era accaduto ? I lievi fermenti
culturali e sociali avevano gradualmente condotto
i punti dell’orbita dell’evoluzione
dei sistemi verso il loro punto critico, per
cui la cultura rinnegò quella antica
per riscoprire, nella evidenza e nella semplicità
della sperimentazione, germogli nuovi, capaci
di dischiudere orizzonti più ampi, che
avranno poi quelle ricadute benefiche tecnologiche,
politiche e sociali di cui oggi l’Occidente
fruisce.
Le rivoluzioni furono, però, determinate
dal ritorno dei pensatori alla semplicità
originaria della natura, seguendo in ciò
la rivoluzione introdotta nella Chiesa da Francesco
nel 1200, il quale aveva riscoperto l’intensità
del messaggio evangelico espressa dalla sua
poeticità e semplicità e quella
dell’arte rinascimentale, che aveva riguardato
la forza e la freschezza espressiva del mito
e del mondo classico.
Per questo motivo, il percorso della ricerca
che qui si delinea ha seguito una via diversa
da quella indicata da Democrito, per ricollegarsi
a quella di Pitagora, e, mediante lo strumento
dalla teoria delle stringhe, che simula l’impostazione
pitagorica, è pervenuto alla formulazione
di un nuovo modello interpretativo della realtà
esteso ai domini dell’inerte, del vivente
(cfr. section 3 n. 11) e del pensante (cfr.
section 3 n. 14). Ad esso si è giunti
senza scomodare le matematiche sublimi ed il
tensore di Ricci Curbastro utilizzato da Einstein,
ma semplicemente richiedendo qualcosa di più
alle oscillazioni del sasso legato alla cordicella
usato da Galileo (cfr. section 3 n. 9, 13).
La poeticità
nel Creato
Il
pensiero scientifico contemporaneo, erede di
Democrito, ed il conseguente determinismo, si
è trovato di fronte all’impossibilità
di scoprire la genesi e di prevedere l’evoluzione
di gran parte dei sistemi naturali, mentre la
Relatività Generale non va d’accordo
con la meccanica quantistica ed è stata
recentemente contraddetta dagli studi dei dati
del satellite Wmap, che mostrano un universo
in fase di continua ed accelerata espansione.
La scienza, inoltre, sa dell’esistenza
della materia e dell’energia oscura, che
rappresentano oltre il 95% di ciò che
si conosce, ma non sa dire di più, tanto
che esse sono dette oscure.
Galileo aveva separato nettamente la cultura
scientifica da quella umanistica, negando la
possibilità alla scienza di occuparsi
di fenomeni che appartengono alla sfera della
spiritualità dell’uomo. Tuttavia,
la psiconeurologia e la psiconeuroimmunologia
affermano proprio il contrario.
L’esperienza ed il percorso seguito dagli
uomini di cultura delle diverse discipline,
che hanno dato vita alle successive e benefiche
rivoluzioni suggeriscono (i) un ritorno alla
semplicità ed alla poeticità con
le quali la natura si esprime, (ii) la necessità
di insistere nell’exploratory analysis
e la disponibilità, proprio dei semplici,
di accettare nuove ipotesi, specie se promettono
uno sviluppo culturale e ricadute concrete,
in attesa che la tecnologia ne consentirà
la validazione attraverso la confirmatory analysis.
La risonanza fra le vibrazioni poetiche che
pulsano nell’intimo dell’intelletto
umano, con quelle che caratterizzano tutte le
espressioni della Natura ha consentito al modello
di dimostrare, in termini scientifici, la concretezza
delle idee iperuranee di Platone e di spiegare
il linguaggio poetico della Natura dell’arte
e della storia (cfr. section 3 n. 12, 13).
-
Sezione 2 -
Accertata l’importanza primaria dei numerosissimi
piccoli eventi, sono stati investigati I fenomeni
nei quail essi sono presenti
Linee
di ricerca perseguite
Per
i motivi esposti prima, la ricerca si è
rivolta allo studio delle esigue sollecitazioni:
a) Le maree atmosferiche, le cui variazioni
barometriche sono dell’ordine dei microbars,
e dei
b) campi geomagnetici esterni generati dai moti
mareali in seno alla ionosfera, la cui intensità
è dell’ordine dei nT, ossia del
millesimo del campo magnetico terrestre ed il
cui effetto magnetostrittivo sulle rocce e sulle
strutture dell’organismo umano, si è
dimostrato di notevole utilità rispettivamente
nella previsione dei terremoti e nella cura
di patologie con le onde ELF, insieme ai campi
elettrici atmosferici (Omeopatia fra Natura
e Scienza).
c) I cicli dell’attività solare,
i quali, nonostante l’esiguità
delle variazioni dell’intensità
dell’attività solare ad essi connessa,
dell’ordine dello 0.1%, hanno consentito
di proporre e verificare la validità
di un meccanismo a cascata che lega l’attività
solare, lo spessore di ozono, le variazioni
climatiche, la piovosità, il livello
medio degli oceani, la rotazione della Terra,
i terremoti e le eruzioni vulcaniche (cfr. section
3 n. 1).
d) In particolare, il ricorso alle predette
ciclicità ha consentito di indagare sulle
variazioni del livello degli oceani (cfer. section
2 – d).
e) Le immissioni di inquinanti nell’aria,
le quali, anche se dell’ordine delle parti
per milioni, influenzano marcatamente il microclima
urbano e la qualità dell’aria.
f) I piccoli eventi, i quali sono in grado di
sollecitare catastrofi in quei sistemi che si
trovino in prossimità del punto critico.
I piccoli eventi, inoltre, secondo il principio
della costanza della potenza media, rilasciando
gradualmente l’energia accumulata dai
sistemi, allontanano il verificarsi di un grosso
evento e ne riducono l’intensità.
L’applicazione del principio stesso ha
consentito la previsione a lungo termine degli
eventi catastrofici: terremoti, eruzioni vulcaniche,
alluvioni, eventi El-Ninos, nonché le
malattie gravi (cfe section 3, 14).
g) L’equilibrio dei sistemi naturali si
trova ripetuto in tutti i sistemi da quello
climatico a quelli vulcanici. Per esempio, le
osservazioni hanno rilevato la presenza, sul
fondo del golfo di Pozzuoli, di enormi strutture
a forma di duomi, metamorfosati dall’azione
termica e pneumatolitica dei gas vulcanici.
Tali strutture piroclastiche sciolte fungono
da sacche assorbenti delle onde sismiche connesse
all’attività vulcanica, mostrando
una “intelligenza” nella Natura,
la quale, per preservare dalla distruzione tutto
quanto sovrasta la caldera Flegrea sembra averli
messi lì ad hoc( cfr. section 2 –
g).
Alcuni lavori sulle
tematiche precedenti
a)
Le maree atmosferiche)
The effect of filtering on the determination
of lunar tides. J. Atmos. and Terr. Phys 1979
Tide computer program of refinement of the Chapman-Miller
method for the determination of the lunar tides.
Comp.& Geoscience 1979
On the solar modulation of the atmospheric lunar
tide. Tellus 1979
Lunar tides in meteorological data. Quart. J.
Roy Met. Soc. 1975 nota presentata all’Ass.
IAGA Kyoto 1973
Lunar tides in the upper atmosphere. J. Atmos.and
Terr. Phys 1976 nota presentata all’Ass.
IAGA a Grenoble 1975
Sulle maree atmosferiche, Atti Ass. Geof. It.
1966
Oscillazioni atmosferiche provocate dalle esplosioni
vulcaniche Atti Ass. It. 1969
Atmospheric tides J. Atmos. And solar-terr Phys.
1998
idem idem 1998
Influence of external tidal and meteorological
forces on the bradyseismic phenomenon in the
Phlaegrean Fields, Il Nuovo Cimento, BC, 538—551,
1985
Lunar tidal triggering in volcanic areas, Lett.
al Nuovo Cimento, 44, 563—568, 1985.
Lunar and solar tidal components in the occurrence
of earthquakes in Italy, Geoph.Jour. Roy. astr.
Soc., 84, 93-99, 1986.
Lunar daily variations in rainfall, J. Atmos.
Terr. Phys., 48, 145- 148, 1986.
b) I campi geomagnetici esterni
Dati
sul campo geomagnetico all’Osservatorio
Vesuviano Boll. Soc. Nat. Napoli 1968
Campi geomagnetici L ed S alla stazione di Capri
Geof. e Met. 1970
Campi geomagnetici L ed S all’osservatorio
dell’Aquila Atti Ass. Geof. It. 1969
Lunar and solar daily variation of the geomagnetic
field at Italian stations. Atmos. And terr.
Physics 1979
Catalogo delle fonti del campo geomagnetico.
Boll. Soc. Nat Napoli 1969
The sunspot cycle influence on daily geornagnetic
variations. Geophys J.R. astr. Soc. 1975
On the latitude of the focus of the L current
system .J. Atmos. and ‘Terr. Phys. 1975
nota presentata al’Ass. YAGA Kyoto 1973.
Evidence for interfacial effects between oceanic
and atmospheric lunar tides, Tellus 1979
Lunar and solar triggering of earthquakes, Phys.
Earth Planet. Inter., 59, 127—129, 1990.
Solar, geomagnetic and seismic activity. Il
Nuovo Cimento C, 353—364, 1988.
Does the solar cycle modulate seismic and volcanic
activity ? J. Volc. Geoth. Res., 39, 89—93,
1989
The lunar nodal induced-signal in climatic and
oceanic data over the Western Mediterranean
Area and on its bistable phasing. Theoret. and
Appl. Climatology, 1994
Gravitational and geomagnetic tidal sources
of earthquake triggering, Il Nuovo Cimento C,
1989.
c)
I cicli dell’attività solare
Local recent changes in extreme air temperatures,
Clim.Change, 6, 303—309, 1984.
Seasonal cycle of mean sea level , Il Nuovo
Cimento, 8C, 273- 281, 1985.
Solar cycle in surface air temperature, Il Nuovo
Cimento, 9C, 725—728, 1986.
On the triggering mechanism of the 11-yr solar-induced
signal in surface air temperature. Il Nuovo
Cimento, 1ÌC, 643-651, 1988.
Earth’s rotation and solar activity, Geoph.Jour.,
97, 169-171 1988.
Long-period variations of mean sea level in
Mediterranean area, Boll.Ocean.Teor.Appl., 6,
253—259, 1988.
Natural and anthropogenic sources of ozone depletion
in Polar areas. Climatic and oceanic consequences,
Il Nuovo Cimento, 121 107—111, 1989.
The 11-yr ozone modulation of extreme surface
air temperatures, Theor. Appl.Clim., 40, 155—160,
1989.
Attività solare e clima, Boll. Geof.,
GNFAO, 209—212, 1991.
Anidride carbonica, ozono e clima, Ass. Storica
del Caiatino, 8, 79—94, 1991
d)
Il livello medio degli oceani)
Mean sea level variations and their practical
applications, J.Geoph.Res., 87, 4249—4256,
1982.
Implicazioni delle variazioni del livello medio
del mare nella progettazione delle opere di
difesa, Boll. Soc. Nat.,91, 1—8, 1982.
Mean sea level fluctuations and volcanic activity
idem 1994
Mean sea level and its practical applications.
J. Geophys. Res. 1975
Internal and external sources of mean sea level
variations, J.Geoph.Res., 90, 7075—7086,
1985.
Effect of sea level time variations on the occurrence
of extreme storm-surges: an application to Mean
sea level and seismic warning Boll. Soc. Nat.
Napoli 1994
Northern Adriatic Sea, Boll. Ocean. Teor. Appl.,
9, 33—38, 1991.
Livello del mare e clima nell’Area Mediterranea,
GNFAO, 113—123, 1991.
e)
Le immissioni di inquinanti nell’aria
Rainfall statistical properties, Month. Weath.
Rev. 1979
Recent change in air temperature in Naples.
idem 1979
The heat island over Naples idem 1979
Inquinamento termico dell’aria a Napoli
Boll.. Soc. Nat. .Napoli 1979
Modifiche microclimatiche indotte dall’urbanizzazione
a Napoli Atti Acc. Soc. Sci. Na. 1979
Short range forecasting of pollutant ground
level concentration. Atmospheric Environment
1979
Atmospheric contribution to marine pollution
in the Bay of Naples, Proceeding Workshop on
Pollution of the Mediterranean, C.I.E.S.M.,
1984
Air and marine pollution in the Bay of Naples,
Boll.Soc.Nat., 97, 3—16, 1988.
Short-range forecasting of inputs required by
diffusive models, Boll.Soc.Nat., 90, 83—97,
1981.
Atmospheric contribution to marine pollution
in: S.Belike J.Morelli & G.Angelletti eds,Fields
measurements and their interpretation—
Villefranche sur mer, 122-132, 1988.
Remote sensing of airborne pollution over the
Mediterranean Sea. Atti Workshop “Airborne
pollution of the Mediterranea: Sea”, UNEP-
WMO, MAT Tech. Report Series no 31, Athens,
1989.
f)
I piccoli eventi
A contribution to the forecast of intense seismic
events. Acc. Naz. Lincei 1994
A fractal approach to clustering of the 1983-1984
seismicity in the Campi Flegrei Caldera Fractals
4, 1996
On the self-organized critical state of Vesuvius
volcano J. Volcanology 1996
Storicità ed immanenza nei fenomeni naturali,
Conferenza tenuta presso i Naturalisti, 1991.
Chaos hides and generates order: An application
to forecasting the next eruption of Vesuvius.
J. Volc. 1997
Long term forecasting of large volcanic eruptions
idem 1997a
A new methodological contribution to forecast
extreme damaging events: an application to extreme
marine floodings in Venice J. Coast. Res. 1997b
Long term forecasting of the extreme eruptions
of Etna idem 1998
The activity of Vesuvius in the next millennium
J. Volcanology 1999
Long term forecasting of the extreme El-Ninos
events.J. Coastal Res. 2001
Climate hazard and control, Boll. Soc. Nat.
Napoli 2003
A contribution to the long term forecast of
extreme events idem 2003
Volcanic signals in climate changes idem 2004
A physical scale for El Ninos events idem 2005
Analogy between seismic and El-Ninos events
idem 2005
Weather variability during large El-Ninos events
idem 2005
Very strong El-Ninos events idem 2005
Previsione e prevenzione a lungo termine degli
eveni catastrofici idem 2005
The paramount importance of the ocean on global
warming idem 2005
The theory of string: a candidate for a generalized
unification model idem 2005
A simple models explaining some ideas and discordances
in general relativity idem 2005
Prediction of catastrophic earthquakes, volcanic
eruptions and tsunamis J. Volc. 2006
g)
L’equilibrio nei sistemi tettonici vulcanici
ed in quello microclimatico
Osservazioni sul bradisismo flegreo. Boll. Soc.
Nat. Napoli 1968
Recente evoluzione del bradisismo flegreo idem
1975
Rilievi sismici per riflessione strutturale,
ecografici (fumarole) e batimetrici, nel golfo
di Pozzuoli. Boll. Soc. Nat. Napoli 1971
Metodi ecografici per l’individuazione
e lo studio delle manifestazioni furnaroliche
e delle
strutture sottomarine. Boll. Soc. Nat. Napoli
1971
Osservazioni geotermiche alla solfatara di Pozzuoli
Boll. Soc. Nat. Napoli 1971
Variazioni geotermiche alla solfatara di Pozzuoli.
Soc. Nat. Napoli 1979
Proposta per l’installazione di una rete
geotermica a mare nel golfo di Pozzuoli Soc.
Nat. Napoli 1971
Contributo allo studio della solfatara di Pozzuoli
mediante osservazioni gravimetriche Ann. Oss.
Ves. 1964
Rilevamento gravimetrico di dettaglio ai Campi
Flegrei: Agano Astroni. Atti Ass. Geof. It.
1968
Valori della declinazione magnetica di lave
vesuviane . Atti Ass. Geof. It. 1969
-
Sezione 3 -
La
teoria del tutto, il sacro Graal della fisica
moderna, ammesso che verrà formulata,
non spiegherebbe la genesi e l’evoluzione
dei fenomeni appartenenti ai reami del vivente
e del pensante e non potrebbe quindi definirsi
teoria del tutto. L’insuccesso sarebbe
legato alla non sufficiente attenzione rivolta
dalla ricerca al dominio del vuoto, miliardi
di miliardi di volte più esteso (section
1) di quello del pieno e molto più importante
di esso.
Partendo dal modello descritto nel libro (section
3 n. 10) è stata quindi formulata una
teoria del tutto (section 3 n. 11), comprensiva
dei fenomeni dei reami del vivente e del pensante,
partendo dal dominio delle stringhe bosoniche,
quelle che riempiono il vuoto, dalle cui vibrazioni
coerenti nascono le particelle ed è stato
generato quindi l’universo.
Se dunque la realtà è interpretabile
in termini di vibrazioni (stringhe), allora
anche il corpo umano, è governato da
vibrazioni, come del resto lo è, essendo
retto dall’interazione e.m. E’ quindi
possibile intervenire su di esso con onde esterne
per curare le malattie (section 3, n. 14). Allo
stesso modo, si può bypassare la teoria
della relatività con un teoria più
semplice e generale (section 3 n. 12) e si può,
infine, spiegare il megaciclo dialettico del
tutto, che parte dal dominio delle vibrazioni
coerenti del vuoto per tornarvi, attraverso
il reame delle anime (section 3 n. 15).
Questa visione assegna all’uomo un ruolo
fondamentale nell’evoluzione dell’universo;
spiega, in termini scientifici, il messaggio
evangelico e dimostra che il principio antropico
è un disegno fisico insito nei principi
che governano l’universo e non è
pertanto metafisico (section 3 n. 15).
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